
L'isolotto di Vivara (32 ha) è una delle tre isole che formano l'arcipelago flegreo. Situato fra le isole di Procida e Ischia è collegato a Procida da un lungo ponte che fa da sostegno alle condutture dell'acquedotto che approvigionano Procida e Ischia.
L'isolotto, dalla caratteristica forma a mezzaluna, è di fatto un frammento di una parete craterica che, in tempi remoti (probabilmente ancora in età romana) costituiva, insieme alla penisola di Santa Margherita, una vasta conca oggi invasa dal mare.
La piattaforma lavica dell'isola è rivestita da uno spesso strato di rocce tufacee che si elevano fino a circa 110 m. s.l.m. e che, per la fertilità del suolo di cui sono ricoperte, permettono l,o svilupèpo di una fitta evgetazione spontanea in forma tipica di macchia mediterranea.
Vivara ha subito, fino a tempi recenti, una forte pressione antropica; l'isola era messa a coltura già all'inizio del XVII secolo come, del resto, attestano gli edifici del pianoro superiore che risalgono al 1681. Le colture dovettero essere piuttosto limitate, dato che Carlo III di Borbone e i suoi successori, fino al 1833, utilizzarono l'isola come riserva di caccia per conigli, leproi e caprioli che vi avevano immesso (da qui il nome di Vivario, da cui Vivaro e poi Vivara).
Un sovvertimento radicale della vegetazione si ebbe nella seconda metà del secolo scorso, quando gran parte della vegetazione spontanea fu distrutta per esere soppiantata dalla vite e dall'olivo.
L'attività agricola, tuttavia, non diede i frutti sperati e si iniziò allora ad intravedere l'importanza naturalistica di Vivara: resta ben poco delle formazioni climaciche originarie (foresta di leccio e alleanza tra olivo e carrubo), tuttavia la macchia mediterranea è lussureggiante con aspetti di macchia alta domunati da Arbutus unedo e Erica arborea e aspetti di macchia bassa a Pistacia lentiscus, Myrtus communis, tre specie di Cisto (Cistus salvifolius, C.incanus e C.monspeliensis).
L'isola ospita una ricca fauna: tra i rettili: il biacco (Coluber viridiflavus), il geco comune (Tarentola mauritanica), l'emidattilo vessucoso (Hemydactilus tarcisus), la lucertola sicula (Podarcis sicula). Tra i mammiferi: il ratto alessandrino (Rattus r.alexandrinus) e il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus).
Numerosissime, soprattutto, le specie di uccelli che hanno giustificato, negli anni '80, l'instaurarsui di un osservatorio ornitologico che ha lavotrato ininterrottamente per 10 anni, in ogni mese dell'anno, inanellando e monitorando l'avifauna svernante, nidificante e di passo, quest'ultima particolarmente ricca.
Per alcuni anni sull'isola si è condotto il Progetto "Piccole Isole" dell'INFS.
L'ASOIM ha al suo archivio un nutrito numero di pubblicazioni ornitologiche condotte sull'isola.
L'isola di Vivara è anche nota per i sensazionali ritrovamenti archeologici risalenti all'Età del Bronzo (Bronzo Medio avanzato, fine del XV inizi del XIII secolo a.C.) oltre a frammenti ceramici provenienti dalle coeve culture egee e, segnatamente, dalla Grecia micenea. L'attribuzione di tali reperti al Tardo Elladico II/III li poneva tra le testimonianze più antiche allora conosciute relative alle migrazioni greco-micenee in Occidente.
Oggi l'isola di Vivara è una Riserva Naturale dello Stato. Tuttavia eventi politici recenti, fanno sì che l'sola versi ancora in un preoccupante stato di abbandono, nonostante l'interesse di tanti appassionati
e di Associazioni locali.
Cistus
salvifolius

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