Parco Regionale del Partenio
Il territorio del Parco comprende la catena del Partenio che si distende, per circa 30 chilometri, tra il Taburno a NW ed il complesso dei Picentini a SE. La vetta più alta è quella di Montevergine (1840 m. slm) nota per il suo Santuario dedicato all'omonima Madonna. A quote meno elevate si ergono i monti di Avella (1598 m. slm). Il massiccio del Partenio è costituito fondamentalmente da una ossatura calcarea a cui si sono sovrapposti ingenti prodotti dell'attività vulcanica del vicinissimo complesso del Somma-Vesuvio. Grotte e doline caratterizzano il massiccio a testimonianza della continua attività carsica che interessa queste montagne. Il territorio è stato in passato molto utilizzato dall'uomo, molte aree risultano ancora oggi sottoposte a coltivazioni particolari come quella del Nocciolo (Corylus avellana), specie arborea - alto arbustiva che si rinviene anche allo stato spontaneo nei boschi misti della nostra Regione. Le aree di rilievo naturalistico ed ambientale sono senza dubbio le rupi montane della dorsale dei monti di Avella in cui sono presenti alcune specie botaniche endemiche quali la Saxifraga porophylla, la Campanula scheuchzeri, e gli altopiani carsici di Campomaggiore-Piani del Pozzo e Summonte con la caratteristica flora e fauna di questi ambienti. Abbondanti le foreste di faggio in cui sono presenti specie rare come l' Arisaro proboscideo (Arisarum proboscideum), ed in via di rarefazione come il Martagone (Lilium martagon). Nonostante la pressione antropica permangono comunque nell'area biotopi di un certo valore naturalistico quali la Forra dell'Acquaserta, l'Acqua della Tufarola, in cui sono presenti, oltre a specie botaniche microteme e lembi di vegetazione umida e planiziaria, anfibi significativi come Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), Tritone crestato (Triturus carnifex), e Rettili tra i quali va ricordata la presenza della Testuggine d'acqua (Emys orbicularis), della Luscengola (Chalcides chalcides) e dell’Orbettino (Anguis fragilis). Delle buone potenzialità naturalistiche dell'area è testimone anche la presenza del Gatto selvatico (Felis silvestris) e di una cospicua avifauna che, pur se rarefatta dalla pesante pressione venatoria esercitata negli ultimi anni, annovera ancora un centinaio di specie di uccelli, di cui circa settanta nidificanti, tra i quali Colombaccio (Columba palumbus), Passero solitario (Monticola solitarius) e Corvo imperiale (Corvus corax).

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