
L'ASOIM VISITA LE ZONE UMIDE DEL MATERANO E DEL POTENTINO CON GLI AMICI ORNITOLOGI LUCANI.
In un Consiglio Direttivo dell’ASOIM tenutosi nell’autunno del
2008 c’era all’ordine del giorno la gita sociale invernale. Decidemmo
di visitare la Basilicata sia perché è terra di paesaggi straordinariamente
selvaggi e ricchissima di rapaci, sia perché essendo regione confinante
con la Campania poteva risultare utile visitare le zone umide per confrontare
la situazione lucana con quella campana, oltre che per contribuire con la
nostra presenza all’effettuazione di un censimento dell’avifauna
acquatica svernante nelle zone umide della regione.
Detto fatto. Abbiamo contattato gli ornitologi lucani Egidio Fulco e Matteo
Visceglia, rispettivamente potentino e materano, e acquisita la loro disponibilità
ci siamo organizzati. Dalla Campania siamo partiti in nove: Rosario Balestrieri,
Camillo Campolongo, Davide De Rosa, Elio Esse, Maurizio Fraissinet, Marcello
Giannotti, Danila Mastronardi, Salvatore Pace e Stefano Piciocchi, con quattro
auto.
Siamo partiti la mattina del 3 gennaio. Due squadre hanno puntato diritto
a Pignola, vicino Potenza, dove c’erano ad attenderci Egidio Fulco e
Caterina Coppola, e altre due squadre, invece, sono scese lungo l’Ofanto
per visitare il Lago Saetta e i Laghi di Monticchio. Un terzo bacino è
risultato invece svuotato dell’acqua. Le squadre si mantenevano in contatto
telefonico con i cellulari. E’ stata quindi una goduria quando quelli
che si erano diretti a Pignola hanno telefonato per dire che loro stavano
al caldo nella splendida casa (da Casa Vogue!!!) di Caterina Coppola, gustando
una deliziosa crostata mentre fuori nevicava, e sentirsi dire che gli altri
erano alle prese con abbondante neve, freddo e l’impantanamento di un
fuoristrada per un’improvvisa esondazione di un bacino.
Alla fine anche il gruppo che stava a Pignola si è mosso (con calma!)
ed è andato a visitare l’Oasi del WWF, sotto una nevicata bella
quanto fitta e abbondante. Mai visto le anatre e le folaghe nuotare con la
neve addosso!
Le osservazioni più interessanti del 3 gennaio sono state quelle di
Pignola con una sessantina di Canapiglie e l’avvistamento di un Gufo
di palude, migratore irregolare per la recente check-list della Basilicata,
pubblicata sul numero 1 del 2008 della R.I.O..
Il giorno dopo, 4 gennaio, ci siamo svegliati con Rosario sfiancato dalla
febbre e Salvatore afflitto dai postumi di una indigestione di cibarie lucane
ottime e abbondanti.
Ma un ornitologo non si ferma davanti a nulla e siamo partiti lungo due direttrici.
Due squadre (incluso il cadaverico Rosario) verso il Lago del Pertusillo e
il Lago di Camastra, passando per la splendida Abetina di Laurenzana, completamente
bianca di neve, e le altre due squadre, insieme a Egidio Fulco, verso la diga
di Senise nel Parco nazionale del Pollino, passando per la discarica di Sant’Arcangelo.
Le osservazioni più interessanti le hanno fatte queste due ultime squadre
perché la discarica si è rivelata un’area di grande interesse
naturalistico con l’osservazione di una quarantina di Nibbi reali e
di circa 200 Corvi imperiali.
Altri 12 Nibbi reali, 5 Poiane e 4 Gheppi ci aspettavano al Lago di Senise,
insieme a 6 Gru e 3 Volpoche, oltre a varie specie di anatre, anche se mai
con grossi numeri. Da segnalare anche le 72 Gru viste al Lago di Camastra.
Salutato Egidio si è puntato verso il Lago di San Giuliano, vicino
Matera (non tralasciando la visita ad altre zone umide minori), dove Matteo
ci aveva segnalato un ottimo agriturismo con vista sul Lago.
Da segnalare che nel frattempo Rosario è miracolosamente guarito dall’influenza.
Lo scrivo perché potrebbe rappresentare un interessante caso di studio
clinico sugli effetti terapeutici del bird-watching sui soggetti influenzati.
Bella serata ornitologica intorno al tavolo e al camino dell’agriturismo
con Matteo Visceglia e Mariangela Francione commentando le osservazioni del
4 gennaio e fantasticando su quelle che ci attendevano l’indomani.
All’alba due squadre sono partite per le foci di Basento, Bradano, Cavone,
Agri e Sinni sul litorale metapontino, mentre altre due squadre hanno dormito
più a lungo (secondo Voi in quale squadra ero io? E in quale squadra
ero io il giorno del 3?) perché dirette al sottostante Lago di San
Giuliano e al Lago di Serra di Corvo. La giornata del 5 gennaio è stata
finalmente calda e assolata.
Al Lago Serra di Corvo, nonostante sia zona aperta alla caccia, sono state
osservate 24 specie, tra cui 6 Chiurli maggiori e una Gru. Al Lago di San
Giuliano sono state osservate 65 specie (!!), e tra queste 2 Smerigli, 27
Chiurli maggiori, oltre 1000 Alzavole, oltre 500 Fischioni, una quindicina
di Aironi bianchi maggiori, oltre 25 Aironi cenerini, 3 Falchi di palude,
un Pellegrino con preda. Siamo rimasti incantati dal tamariceto allagato che
c’è al lato opposto della diga. Uno dei biotopi a mio giudizio
più interessanti dal punto di vista naturalistico del nostro paese.
La visita al Lago è durata più di cinque ore (è enorme!).
Le squadre che sono andate alle foci hanno faticato moltissimo perché
c’era tanto da vedere: oltre 50 Volpoche, un Airone guardabuoi (altro
migratore irregolare per la Basilicata), circa 180 Pivieri dorati, centinaia
di Pavoncelle, e poi Becccacini, Chiurli maggiori.
Negli spostamenti tra una zona umida e l’altra abbiamo anche effettuato
degli IKA per i rapaci diurni con una settantina di Nibbi reali complessivamente
e un centinaio circa di Poiane.
In conclusione abbiamo visitato 13 zone umide, abbiamo osservato 88 specie
(vedi check-list sottostante), il 30,7% delle specie note per la Basilicata,
sebbene il Grillaio sia da confermare dopo analisi fotografiche. Un confronto,
anche se superficiale, con la Campania ci ha dato l’impressione che
in Basilicata ci siano più Canapiglie (alla fine ne abbiamo contate
più di 70) e Fischioni (tra i 700 e gli 800), ma meno Moriglioni (136),
Morette tabaccate (solo 2) e Morette (nessuna!), oltre ad un basso numero
di Folaghe (poco più di 500). Fatto che ci possiamo spiegare con la
presenza in Basilicata di invasi realizzati soprattutto a scopo irriguo, e
quindi poco profondi, mentre in Campania sono numerosi anche gli invasi a
scopo idroelettrico, più profondi e ricchi di anatre tuffatrici e Folaghe.
Da segnalare l’abbondanza di Frosoni e, ma forse è inutile parlarne
(!), di rapaci: 9 specie.
Alle emozioni ornitologiche vanno aggiunte quelle dei paesaggi selvaggi che
questa regione offre, con vaste zone spopolate e brulicanti di vita animale,
e quelle umane con le chiacchierate intorno al fuoco (o intorno alla pasta
fatta in casa e all’agnello!!) con gli amici ornitologi lucani, con
i racconti sui Capovaccai, le Cicogne nere, i Grillai, i Nibbi reali. Siamo
davvero molto grati a loro per averci accolto così bene e con tanto
entusiasmo.
Una gita che ha unito l’utile al dilettevole, pensiamo infatti, se riusciremo
a trovare la disponibilità del tempo, di realizzare un poster sui censimenti
degli acquatici e un altro sugli IKA dei rapaci per il prossimo convegno italiano
di ornitologia.
Un’esperienza che ci ha lasciato dentro una grande soddisfazione. Ci
è venuto in mente che nel passato, nemmeno tanto lontano, in Basilicata
(come in Calabria e in Cilento) squadre di napoletani (ma anche di bresciani
e toscani) scendevano per restare giorni a cacciare tutto quello che volava
in quelle terre, per poi andarsene e lasciarle impoverite di fauna. Oggi squadre
diverse sono scese per contare e ammirare la vita selvatica della Regione
e se ne sono tornati con il ricordo (anche fotografico) di quelle forme di
vita, che, appunto, sono ancora in vita.
Maurizio Fraissinet
CHECK-LIST
1) Tuffetto
2) Svasso maggiore
3) Cormorano
4) Airone guardabuoi
5) Garzetta
6) Airone bianco maggiore
7) Airone cenerino
8) Cigno reale
9) Volpoca
10) Fischione
11) Canapiglia
12) Alzavola
13) Germano reale
14) Codone
15) Mestolone
16) Moriglione
17) Moretta tabaccata
18) Nibbio reale
19) Falco di palude
20) Sparviere
21) Poiana
22) Grillaio
23) Gheppio
24) Smeriglio
25) Falco pellegrino
26) Porciglione
27) Folaga
28) Gru
29) Corriere piccolo
30) Piviere dorato
31) Pavoncella
32) Piovanello pancianera
33) Beccaccino
34) Chiurlo maggiore
35) Pettegola
36) Piro piro piccolo
37) Gabbiano comune
38) Gabbiano reale mediterraneo
39) Beccapesci
40) Colombo
41) Colombaccio
42) Tortora dal collare
43) Barbagianni
44) Civetta
45) Gufo di palude
46) Picchio verde
47) Picchio rosso maggiore
48) Picchio rosso minore
49) Cappellaccia
50) Allodola
51) Pispola
52) Ballerina gialla
53) Ballerina bianca
54) Scricciolo
55) Passera scopaiola
56) Pettirosso
57) Codirosso spazzacamino
58) Saltimpalo
59) Merlo
60) Tordo bottaccio
61) Tordo sassello
62) Usignolo di fiume
63) Beccamoschino
64) Occhiocotto
65) Capinera
66) Luì piccolo
67) Fiorrancino
68) Codibugnolo
69) Cincia mora
70) Cinciarella
71) Cinciallegra
72) Picchio muratore
73) Ghiandaia
74) Gazza
75) Taccola
76) Cornacchia grigia
77) Corvo imperiale
78) Storno
79) Passera d’Italia
80) Passera mattugia
81) Fringuello
82) Verzellino
83) Verdone
84) Cardellino
85) Fanello
86) Frosone
87) Zigolo nero
88) Migliarino di palude
Il giorno 1 febbraio su "Il Giornale" è stato pubblicato un vergognoso articolo in cui viene bistrattato e ridicolizzato il lavoro di tutti coloro che si occupano di biodiversità e conservazione della natura.
In rete è circolata questa lettera inviata in risposta dalla ricercatrice Elena Patriarca, che, a mio avviso, vale la pena di essere pubblicata:
Caro Francesco Cramer,
mi chiamo Elena Patriarca, di professione rubo al contribuente italiano e avrei continuato la mia carriera di parassita se Lei non mi avesse smascherata. Grazie al suo articolo ormai tutti sanno che ho ricevuto 6 mila euro lordi dalla Regione Valle d’Aosta per il monitoraggio dei chirotteri (i pipistrelli, ovvero un terzo delle specie di mammiferi presenti nella regione).
Nel suo articolo però Lei non dice tutto, certamente non per ignoranza o per intento, bensì, immagino, per delicatezza. Io ormai sono nel baratro, probabilmente nessuno mi affiderà più un incarico e quindi tanto vale che vuoti del tutto il sacco: denuncerò i mandanti!
Si tratta di gente che bazzica a Bruxelles, pesci grossi, non aringhe come me, che rubano i soldi del contribuente europeo. Tengono i contatti con noi aringhe attraverso dei pizzini, cui hanno dato il nome di “Direttive”, immagino per disorientare i giornalisti come Lei. Uno di questi pizzini, la Direttiva Habitat, obbliga gli Stati membri dell’Unione Europea a monitorare lo stato di conservazione delle specie di “interesse comunitario”, fra le quali tutti i chirotteri. Lo Stato Italiano è tenuto a trasmettere rendicontazioni su tale argomento a quei furfanti di Bruxelles ogni 6 anni e, a tale fine, alle Regioni spetta il compito di raccogliere dati sul proprio territorio e trasmetterli annualmente allo Stato.
In tali resoconti, le Regioni devono anche far sapere quali misure hanno adottato per evitare il degrado dei Siti di Importanza Comunitaria (specie di covi, dove la “cupola” dell’ organizzazione tutela habitat e specie minacciati). I soldi che avrò dalla Regione, in effetti, sono serviti anche a questo: durante il periodo del mio incarico mi sono infatti occupata della tutela dei chirotteri presenti in questi covi; in particolare mi sono adoperata affinchè i lavori che dovevano essere realizzati in un importante edificio che ospita una colonia di repellenti rinolofi maggiori fossero portati a termine senza pregiudicare i chirotteri. E’ l’ultima colonia riproduttiva di tale specie di pipistrelli conosciuta sull’intero territorio piemontese-valdostano. Le altre, grazie al cielo, sono andate incontro all’estinzione per cause antropiche o non sono ancora state “scoperte” da noi aringhe, cosicchè non abbiamo potuto sperperarci sopra soldi pubblici; al riguardo Le va riconosciuto il merito di avere, con l’articolo, diminuito le probabilità che qualcuno sia pagato per scoprire tali colonie ed incrementato la probabilità che vengano distrutte senza che l’opinione pubblica lo sappia, perfetto corollario del tipo di informazione da Lei promosso.
Non paga delle nefandezze di cui sopra, avevo in programma anche una giornata di formazione, in cui istruire degli scagnozzi al fine di organizzare meglio futuri sperperi di denaro pubblico, sempre per i pipistrelli . Pensavo al Corpo Forestale, al personale dei Parchi e, più in generale, a quelli che in Valle d’Aosta sprecano tempo con la gestione degli ambienti rilevanti per la tutela dei chirotteri – ambienti forestali, zone umide, agroecosistemi, ambienti ipogei ed edifici monumentali – o che si occupano (mi vergogno a dirlo) di divulgazione naturalistica. Non so se la Regione vorrà confermare l’organizzazione della giornata; nel caso, sarà mia premura avvisarLa immediatamente e spero di averLa mia ospite: potrei fare ammenda offrendoLe tanti spunti per ulteriori avvincenti articoli.
Cordialmente,
Elena Patriarca
L'Asoim ha aderito al partenariato della Conservazione Ecoregionale dell’Ecoregione Mediterraneo Centrale.
Leggi la lettera di adesione.
E' noto che il litorale domitio, per gli ornitologi napoletani, rappresenta meta insostituibile per l'interesse della sua fauna. E' quindi ovvio che la frequentazione delle Soglitelle, l'oasi dei Variconi, la foce dei regi Lagni sia altissima, da parte deigli ornitologi dell'Asoim.
Putroppo diversi soci, compresa la sottoscritta, hanno rilevato in questi ultimi tempi, un forte disturbo all'Oasi dei Variconi (inserita nella Riserva naturale Regionale "Foce Volturno e Costa di Licola, nonchè Zona di Protezione Speciale) generato da velivoli ultraleggeri che sorvolano l'area a bassissima quota, proprio sugli stagni e dalla pratica del motocross.
L'Asoim ha formulato una denuncia agli Enti competenti.
Notizia del 3 novembre 2008:
E’ stata efficace la battaglia dell’ASOIM in difesa della Foce dei Regi Lagni e dell’Oasi dei Variconi
La Foce dei Regi Lagni e l’Oasi dei Variconi, sul litorale domitio, in Provincia di Caserta, rappresentano due località di grande interesse ornitologico. In periodo migratorio e invernale ospitano una delle biodiversità ornitologiche tra le più ricche e interessanti della costa tirrenica. Incredibile la varietà di limicoli che si possono osservare, ma con essi anche tantissime anatre, spatole, fenicotteri, cormorani e un numero enorme di aironi.
Un posto talmente ricco da rappresentare una delle mete classiche di chi a Napoli voglia fare bird-watching.
La frequentazione assidua dei soci ASOIM ha permesso di individuare nell’autunno del 2008 una serie di attività illecite a danno dell’avifauna. E’ bene precisare che parlare di attività illecite per il litorale domitio significa parlare di uno dei principali problemi sociali ed economici del territorio, come è noto a tutti gli italiani che si tengono informati su questioni di camorra. In questo contesto, però, non devono essere trascurati anche gli illeciti a danno della natura, e con questo spirito l’ASOIM ha presentato due esposti alle autorità competenti, alle forze dell’ordine e alla magistratura. In entrambi erano allegate foto scattate dai nostri soci che documentavano le attività illegali. Tra queste venivano segnalate con fotografie due capanni alla Foce dei regi Lagni e un ultraleggero che sorvolava a bassa quota l’Oasi dei Variconi, sollevando stormi di uccelli spaventati.
L’ASOIM non si è limitata all’esposto ma ha anche chiesto di essere ascoltata per poter riferire di persona quanto avesse riscontrato sul territorio.
Enorme quindi è stata la soddisfazione quando siamo stati ricevuti dal colonnello Sergio Costa del Corpo Forestale dello Stato, un ufficiale noto per il suo impegno sul campo contro il bracconaggio, e abbiamo saputo che a seguito delle nostre segnalazioni gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, diretti dal sovrintendente Paolo Verdicchio, anch’esso noto per il suo pluriennale impegno antri – bracconaggio in Campania, avevano effettuato 15 sequestri di fucili ad altrettanti bracconieri, avevano sequestrato il cantiere di una casa abusiva ed allertata l’ENAV per i sorvoli degli ultraleggeri.
Per quelle zone, dove si vive nella convinzione dell’impunità
da parte dello Stato e della legge, è stato davvero un bel segnale
contro l’illegalità a danno della natura. Inutile dire che
ci sentiamo orgogliosi e anche ripagati delle tante “minacce”
a cui siamo stati spesso fatti oggetto da parte dei bracconieri quando ci
vedono arrivare con le nostre auto e i nostri cannocchiali.

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