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LETTI DA MAURIZIO
Joseph Del Hoyo, Andrew Elliott & David Christie, 2008 – Handbook of the Birds of the World. Volume 13. Penduline – tits to Shrikes. BirdLife International & Lynx Edicions, Barcellona
Nell’autunno 2008, puntuale, è uscito il tredicesimo volume dell’opera
“Handbook of the Birds of the World” della Lynx di Barcellona.
Il volume di 879 pagine continua l’illustrazione delle famiglie di Passeriformi,
illustrazione iniziata con l’ottavo volume, a dimostrazione di quanto
curi i particolari e di quanto sia completa l’opera.
Nel tredicesimo volume trovano spazio diverse famiglie che interessano la
regione paleartica: Remizidae (13 specie e 45 taxa), Aegithalidae (13 specie
e 48 taxa), Sittidae (27 specie e 92 taxa), Tichodromidae (1 specie e 2 taxa),
Certhiidae (10 specie, 48 taxa), Oriolidae (30 specie e 92 taxa) e Laniidae
(31 specie e 99 taxa). Sono famiglie che non contano un numero elevato di
specie; questo consente di realizzare tavole a colori in cui rientrano quasi
tutte le specie (con alcune sottospecie) in un’unica tavola, al massimo
due, con un effetto visivo e didattico notevole perché è possibile
rendersi conto delle differenze tra le varie specie, a volte sfumature, con
un solo colpo d’occhio.
A queste famiglia se ne associano altre di altre regioni biogeografiche: Rhabdornithidae,
con 3 specie e 7 taxa localizzati nell’arcipelago delle Filippine, Melanocharitidae,
con 10 specie e 32 taxa localizzati nella Nuova Guinea, Paramythiidae, con
2 specie e 5 taxa localizzati nella Nuova Guinea, Dicaeidae, con 44 specie
e 147 taxa localizzati nelle regioni biogeografiche orientale e australasiana,
nonché in alcune isole del Pacifico sud-occidentale, Pardalotidae,
con 4 specie e 12 taxa localizzati in Australia, Zosteropidae, con 98 specie
e 250 taxa localizzati nell’Africa sud-sahariana e australe, nel subcontinente
indiano, nell’Indocina, in Australia e lungo le coste asiatiche del
Pacifico, Giappone incluso, Promeropidae, con 2 specie e 3 taxa localizzati
in Sud-Africa e Mozambico.
A queste si aggiungono poi due grosse famiglie di grande interesse sistematico,
ma anche di grande bellezza cromatica: Meliphagidae, con 175 specie e 375
taxa localizzati in australasia, Oceania, e alcuni lembi della regione orientale,
e Nectarinidae, con 132 specie e 396 taxa localizzati in Afrca, penisola arabica,
Asia meridionale, Indocina e Australia.
Sono queste due famiglie a rappresentare, a mio giudizio, il piatto forte
del libro. Esse sono alcune delle famiglie di passeriformi con la maggiore
diversità e con uno dei migliori esempi di radiazione adattativa. Il
volume è quindi l’occasione per poterle ammirare nello splendore
delle foto e delle tavole a colori, ma anche nella fantastica diversità
di forme e di colori che le caratterizzano.
La trattazione che fa da prologo a questo volume è dedicata alla migrazione
degli uccelli (hai detto niente!) ed è trattata da Ian Newton. In essa
spiccano, per interesse scientifico e per immediatezza informativa, alcuni
grafici che riescono a rendere bene alcuni aspetti relativi a migrazione e
clima, migrazione e orientamento, migrazione e fabbisogno energetico, ecc.
Insomma, ancor una volta un bel libro di ornitologia che ci lascia in attesa
del prossimo volume.
Maurizio Fraissinet
Per saperne di più: visitare il sito www.hbw.com
Pietro Giovacchini e Paolo Stefanini, 2008 – La protezione della natura
in Toscana. Siti di importanza regionale e fauna vertebrata nella provincia
di Grosseto. Quaderni delle aree protette. Regione Toscana, Provincia di Grosseto
U.O.C. Aree protette e Biodiversità. 287 pp.
Non c’è niente da fare, quando ad amministrare i beni naturali
in un ufficio della Pubblica Amministrazione ci sono persone competenti e
sensibili, in sintonia con dirigenti altrettanto competenti e sensibili, i
risultati si vedono, e come. E’ quello che traspare leggendo il ricco
e articolato libro di Giovacchini e Stefanini.
Il volume è articolato in diverse sessioni, tutte di estremo interesse
per chi voglia approfondire la natura di questa parte d’Italia così
bella e interessante.
L’Introduzione affronta in maniera chiara i temi della fauna selvatica
e degli ambienti naturali, le strategie di conservazione della fauna, le direttive
comunitarie, il progetto bioitaly e la rete natura 2000, la legge regionale
toscana del 2000 e la rete ecologica regionale, le liste rosse e i piani di
azione quali strumenti per la conservazione, cenni sullo stato numerico della
fauna vertebrata in Italia, la situazione della fauna in Provincia di Grosseto.
La sessione dedicata alle varie arre protette della Provincia si articola
in schede con mappe, tabelle, foto e testi per ciascun sito, e tra questi,
vale la pena ricordarlo, ci sono la laguna di Orbetello, il padule della Diaccia
Botrona, il Parco dell’Uccellina, il Monte Argentario, il Lago di Burano,
ecc.). La sessione si chiude con la presentazione di alcuni siti proposti
come nuovi siti di importanza regionale.
La sessione sulla fauna vertebrata si articola in monografie dedicate alle
specie dei vertebrati di interesse conservazionistico. A ciascuna specie è
dedicata una scheda con foto, mappe di localizzazione, tabelle e testi.
Il volume si conclude con una ricca bibliografia, il testo della legge regionale
toscana n. 56 del 6 aprile 2000, recante norme per la conservazione e la tutela
degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche,
e una serie di appendici dedicate alla lista degli habitat naturali e seminaturali
della Provincia di Grosseto, le liste delle specie animali e vegetali di interesse
naturalistico e conservazionistico e di quelle protette.
Un libro che porta il lettore su temi che vanno anche oltre il contesto geografico
della Provincia di Grosseto.
Maurizio Fraissinet
Per saperne di più: p.stefanini@provincia.grosseto.it
Giovanni Mastrobuoni, 2005 – I Chiroterri. Quaderno didattico. Corpo forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la biodiversità di Sabaudia ed Ente Parco nazionale del Cilento ed., pp.136.
Un bel libro sui chirotteri. Una sorta di vademecum su questo affascinante
raggruppamento zoologico che, anno dopo anno, recluta sempre più appassionati
nel nostro paese.
Un libro completo che, sena sacrificare la serietà del dato scientifico,
illustra in maniera divulgativa tutto quello che si dovrebbe sapere su questi
animali, compreso vari modelli d bat box e modalità di applicazione.
A tale proposito suscita un certo interesse il disegno, a pagina 84, di un
“pipistrellaio” una struttura in legno realizzata nel 1931 in
località Colonia Elena, a San Felice Circeo, avente la funzione di
favorire la presenza dei chirotteri utili nella lotta alle zanzare ed alla
malaria.
Il libro, illustrato da Titti De Ruosi e Alessandra Noal, ha prevalentemente
una funzione didattica, e va detto che lo scopo è stato perfettamente
centrato per la chiarezza dei contenuti, la completezza degli argomenti trattati
e l’ottima iconografia (disegni e foto) che completano i testi.
Il libro descrive anche le varie specie presenti nel nostro paese e tratta
anche delle specie presenti nel Parco nazionale del Circeo contribuendo in
tal modo a fornire un ulteriore tassello per la conoscenza della chirotterofauna
del nostro paese.
Maurizio Fraissinet
Mauro Bon, Lucio Bonato e Francesco Scarton (a cura di), 2007 – Atti 5° Convegno Faunisti Veneti. Legnano 12 – 13 . Euro 10
Vale la pena ricordare che l’Associazione Faunisti Veneti nasce nel
1994 e promuove, nell’ambito del Veneto, le ricerche sui Vertebrati
con particolare riferimento agli aspetti faunistici. Il loro primo convegno
si tenne nel 1993 quando non erano ancora costituiti in Associazione e da
allora hanno proseguito con una costanza e un’applicazione encomiabili
arrivando, nel 2007, al loro 5° Convegno e puntuali ne pubblicano dopo
un brevissimo lasso di tempo il volume degli Atti. Un volume di 364 pagine
diviso in una sessione tematica dedicata alle Ricerche faunistiche nelle aree
della rete Natura 2000”, con 5 interessanti relazioni relative sia a
metodi di indagine che a risultati conseguiti, e in una sessione generale
sui Vertebrati dedicata a Pesci, Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi.
Gli Uccelli la fanno da padrone con la maggioranza di relazioni, non mancano
però interessanti contributi relativi agli altri taxa, come, ad esempio,
la Lista Rossa dei Pesci di acqua dolce del Veneto, uno studio su di una popolazione
di Pelobate fosco, diversi lavori sulla chirotterofauna, sul rinvenimento
dell’Istrice in Veneto, sull’espansione dello Scoiattolo nella
pianura veneta.
Per quanto attiene l’ornitologia i lavori sono davvero tanti e spaziano
su tante specie e tante problematiche. Molto spazio all’avifauna delle
zone umide, ai rapaci, alle avifaune delle aree naturali protette, ma anche
lavori sull’inanellamento, sulle averle, sui rapaci notturni, sull’avifauna
urbana del Parco di San Giuliano a Mestre, sul Rampichino.
La pubblicazione degli atti dei Convegni dei Faunisti Veneti è sempre
un momento importante per chi si interessa di fauna selvatica nel nostro paese
e anche questo volume, come gli altri, non tradisce le attese.
Maurizio Fraissinet
Per info: www.faunistiveneti.it
Filomena Carpino e Silvia Capasso, 2008 – I vertebrati terrestri del
Parco regionale del Partenio. Ente Parco regionale del Partenio ed Edizioni
scientifiche ed., Napoli. Pp.: 143.
Realizzato con i fondi comunitari del programma 2000 – 2007 per le
regioni obiettivo 1 il libro sui vertebrati terrestri del Parco regionale
del Partenio si presenta particolarmente bello a vedersi, per la buona grafica
e le pregevoli foto, ma soprattutto si dimostra, alla lettura, ricco di dati
di grande interesse scientifico.
Il Parco del Partenio si colloca nel cuore della Campania, a cavallo tra le
province di Napoli, Avellino, Caserta e Benevento, e tutela la catena appenninica
del Partenio, celebre presso i campani anche perché ospita uno dei
santuari più frequentati dal turismo regionale: il santuario di Montevergine.
Quello del Partenio è un Parco in gran parte ricoperto da foreste con
pochi spazi aperti caratterizzati dalle radure carsiche poste in quota, i
coltivi, per lo più noccioleti, frutteti, oliveti e vigneti, sono presenti
alle quote più basse.
Filomena Caprino e Silvia Capasso sono due giovani zoologhe che hanno esplorato
palmo a palmo l’intero territorio del Parco per due anni consecutivi
nell’ambito di un progetto comunitario finalizzato alla costituzione
di un laboratorio per la biodiversità del Parco.
Supportate da un approccio metodologico ben impostato, hanno portato a termine
una ricerca davvero ampia e completa acquisendo un mare di informazioni che
permettono oggi di conoscere abbastanza bene la fauna vertebrata terrestre
del Parco. Un Parco che era stato studiato in precedenza (più di venti
anni fa!) ma con un approccio, per forza di cose, necessariamente meno approfondito.
Il libro descrive dettagliatamente ciascuna delle 6 specie di anfibi, delle
10 specie di rettili, delle 92 specie di uccelli, di cui 74 nidificanti, e
delle 45 specie di mammiferi, riportando per alcune di queste anche una dettagliata
cartina distributiva.
Il libro, peraltro ricco di belle foto, ospita anche una serie di carte tematiche
sulla biodiversità del Parco.
Davvero un bell’esempio di analisi faunistica di un territorio, il cui
successo si sta registrando con il continuo esaurirsi degli stock di volume
che il Parco porta alle presentazioni. Per fortuna ne sono state stampate
1000 copie, anche se non si sa quanto resisteranno.
Maurizio Fraissinet
Per saperne di più: navigare nel sito web del Parco regionale del
Partenio e inviare una email all’Ente Parco chiedendo l’invio
di una copia.
Emiliano Verza, 2008. Quaderno faunistico della Provincia di Rovigo. Guida agli ambienti e alla fauna della Provincia. Amministrazione provinciale di Rovigo.
Il nome dell’Autore non compare sulla copertina, ma a pagina 2 si
legge che Emiliano Verza ha curato i testi, i dati e l’elaborazione
degli stessi, ci sentiamo quindi di attribuirgli il volume. Un volume molto
gradevole dal punto di vista grafico – editoriale, e a questo punto
ci sembra doveroso nominare anche i curatori grafici: la società Jiki.
Per certi versi è anche originale nella presentazione.
E’ una sorta di viaggio nella ambienti naturali e negli animali della
Provincia di Rovigo, e, di conseguenza, nella parte veneta del Delta del Po.
Gli ambienti naturali rappresentano i capitoli del libro. Ciascun ambiente
viene introdotto da una bella poesia, e da una bella foto. Si passa poi a
descriverne gli aspetti ambientali, faunistici e i problemi connessi alla
gestione. Per ciascun ambiente c’è poi un approfondimento relativo
a un gruppo animale o un fenomeno faunistico. Ad esempio, per i fiumi si tratta
il tema delle garzaie, per le valli gli anatidi, e così via. Alcune
schede su specie di vertebrati significativi per quell’ambiente e per
la Provincia di Rovigo chiudono il capitolo.
Nella parte finale del libro ci sono le check-list dei vertebrati, un glossario
e la bibliografia. Dei dépliants su alcuni itinerari naturalistici
consigliati, allegati nel risvolto della quarta di copertina, completano il
tutto.
Il libro si lascia leggere anche da chi non è della Provincia di Rovigo
e tanto meno veneto, perché è scritto bene, ha delle belle foto,
e trasmette, in maniera direi quasi palpabile, l’amore che l’Autore
ha per la sua terra, per gli animali che da anni gli fanno compagnia nelle
passeggiate sugli argini delle valli o nei sentieri tra le dune fossili.
Lo si può richiedere all’Amministrazione provinciale di Rovigo.
Maurizio Fraissinet
Emiliano Arcamone, Paolo Dall’Antonia e Luca Puglisi, 2007. Lo svernamento degli uccelli acquatici in Toscana. 1984 – 2006. Regione Toscana ed.
In Toscana il monitoraggio degli uccelli acquatici svernanti viene effettuato
con regolarità, e senza soluzioni di continuità, dal 1984. Si
dispone per questa regione, quindi, di una straordinaria mole di dati, dati
estremamente preziosi perché raccolti con grande rigore scientifico,
con continuità, in zone umide tra le più ricche e interessanti
di specie svernanti del nostro paese, e, il che non guasta, con grande passione
e divertimento.
Un lavoro non a caso quindi molto atteso da tutti gli appassionati. Il libro,
239 pagine e molte belle foto, presenta la storia del censimento mondiale
degli uccelli acquatici, storia nella quale si apprende che la Toscana è
stata all’avanguardia in Europa in questa attività, le zone umide
toscane in cui si è operato (Diaccia Botrona, Orbetello, Bolgheri,
Foce dell’Ombrone…..scusate se è poco!), i metodi utilizzati
sia per il rilevamento sul campo che per l’elaborazione degli indici
e dei grafici, le singole specie svernanti regolari e irregolari, nonché
alcune considerazioni conclusive.
Interessante il popolamento svernante di Oche selvatiche che nel quinquennio
2001 – 2006 ha fatto registrare una media di 2416 individui, il che
fa della maremma grossetana il principale sito di svernamento in Italia e
una zona umida di importanza internazionale.
Le specie svernanti più numerose e frequenti in Toscana sono l’Alzavola,
con una media di 13740 individui, la Folaga, con una media di 10786 individui,
il Gabbiano reale, con una media di 10054 individui, la Pavoncella, con una
media di 9228 individui, il Gabbiano comune, con una media di 8809 individui.
Nel corso dell’indagine, che lo ricordiamo è compresa nel periodo
1984 – 2006, sono state censite 113 specie, e per ciascuna di esse viene
presentata una scheda che illustra la distribuzione e la consistenza delle
singole specie in Toscana, consistenza espressa sotto forma di media nel periodo
1984 – 2006, ma anche nel quinquennio 2001 – 2006. Viene riportata
anche la percentuale di presenza della specie nel totale delle zone umide.
Un libro, in conclusione, utile e di riferimento per chi opera nel settore
del censimento degli uccelli acquatici in Italia.
Maurizio Fraissinet
Carmine Esposito, 2007 – Il Lupo. Franco Muzzio editore. Pagine 126. Euro 12.
Negli anni ’80 chi voleva leggere un bel libro su di un animale selvatico
doveva necessariamente acquistare un’opera di un autore inglese, o direttamente
in lingua o attendere che qualche editore italiano trovasse conveniente acquistarne
i diritti e tradurlo.
Da qualche anno, per fortuna, non è più così. Comincia
a evolvere una letteratura zoologica italiana degna di attenzione e considerazione.
Ad essa si iscrive a pieno titolo il libro di Carmine Esposito interamente
dedicato al Lupo.
L’Autore, che vive sui Monti Lepini nel Lazio, ha realizzato un libro
in cui si fondono numerose informazioni scientifiche, peraltro molto aggiornate
e rigorose, con una evidente passione nei confronti della specie e un “vissuto”
legato ad essa di tutto rispetto. Si intuisce, infatti, leggendo le pagine
del volume, che molte delle cose scritte sono state realmente vissute e affrontate
in prima persona dall’Autore nella sua ventennale esperienza di studio
del Lupo sul campo.
Diverse decine di belle foto a colori completano l’opera fornendo un’ulteriore
quadro conoscitivo di questa specie animale così affascinante e legata
all’uomo nel bene e nel male.
Una presentazione di Luigi Boitani impreziosisce ulteriormente il lavoro.
Tornando alla riflessione sulla letteratura inglese e la nascente letteratura
italiana di genere va detto che questo libro non fa rimpiangere minimamente
la prima, anzi traspare un modo di scrivere sulla natura selvatica altrettanto
interessante e accattivante. Insomma un bel libro che si legge con piacere
e interesse e una speranza: che continui a crescere in qualità e quantità
la letteratura naturalistica nel nostro paese.
Maurizio Fraissinet
A cura di LIPU Campania, CFS, Comando regionale della Campania e Assessorato regionale al Governo del Territorio, 2008. Gli alberi secolari in Campania. Regione Campania ed., Napoli
Un bel libro, ricco di immagini e di dati tecnici, frutto di una bella collaborazione
tra LIPU campana, Comando regionale del Corpo Forestale dello Stato e Assessorato
regionale al Governo del Territorio, retto dall’Assessore Gabriella
Cundari, che, pubblicato nel febbraio del 2008, è già quasi
esaurito, al punto da richiedere una immediata ristampa.
Il volume ospita alcuni capitoli introduttivi relativi alla funzione ecologica
degli alberi, soprattutto nel contesto urbano, al ruolo paesaggistico –
monumentale, ma anche storico ed emozionale dei grandi alberi, e poi si organizza
in una serie di schede tecniche che presentano ciascuno dei tanti (decine
e decine) alberi censiti in ciascuna provincia. Per ogni albero c’è
la foto, la localizzazione, anche con GPS, le dimensioni, le note storiche
e arboree.
Sono stati tanti i rilevatori sul campo, e spesso ad essi si sono affiancati
anche funzionari comunali, esponenti delle Pro Loco o delle sezioni locali
di LIPU e WWF.
Il risultato è un libro molto bello, che si legge con piacere e che
mette addosso la voglia di andare a vedere di persona l’albero segnalato.
Evidenzierei anche un altro aspetto positivo. Il lavoro congiunto di un’associazione
ambientalista, del Corpo Forestale dello Stato e di un assessorato regionale.
Un esempio di sinergia per la natura che non si vede tutti i giorni nel nostro
paese.
Maurizio Fraissinet
Nicola Adamo, Maria Luisa Imperatrice, Pietro Mainolfi, Giuseppe Onorati e Ferdinando Scala, 2007 – Acqua. Il monitoraggio in Campania. 2002 – 2006. ARPAC, Napoli
Corrado Battisti, Valentina Della Bella e Anna Guidi (a cura di), 2007 – Materiali per la conservazione delle aree umide residuali del litorale romano. Provincia di Roma, assessorato alle politiche dell’agricoltura e dell’ambiente, Roma
Non deve sembrare strana la recensione di due libri sull’acqua da parte
di un ornitologo. Gli ecosistemi acquatici, dai fiumi alle lagune retrodunali,
dai laghi di montagna ai bacini artificiali, sono tra i luoghi prescelti dagli
ornitologi per l’osservazione degli uccelli. Sanno bene, infatti, che
sono questi gli ecosistemi più ricchi di specie.
Risultano quindi particolarmente utili e interessanti questi due volumi realizzati
dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania
(ARPAC), e dall’Assessorato alle politiche dell’agricoltura e
dell’ambiente della Provincia di Roma.
Sono due libri diversi che hanno in comune, però, il tema dell’acqua
e del monitoraggio.
Il libro dell’ARPAC è il monitoraggio, peraltro realizzato con
il contributo finanziario dell’Unione Europea, delle varie forme con
cui si presenta l’acqua nella Regione: acque superficiali, con anche
le caratteristiche della rete idrografica campana, acque sotterranee, con
anche l’inquadramento geologico e geomorfologico, acque marino –
costiere, con anche la descrizione del territorio della costa campana, acque
di transizione, con riferimenti alle lagune costiere.
Il lavoro risulta particolarmente utile per chi vuole approfondire gli aspetti
idrici del territorio campano perché si ritrova ad avere l’elenco
completo e dettagliato delle varie forme con cui si presenta l’acqua
nella Regione, con analisi di varia natura (biologica, chimica, ecc.) ma anche
geografica (quote, sorgenti, superfici, carte, ecc.) Il quadro che ne emerge
è quello di una qualità delle acque in parte migliorata per
i tanti interventi operati, ma che necessita, oltre che di un continuo monitoraggio,
di ulteriori interventi, soprattutto di tipo gestionale per prevenire o controllare
fenomeni di eutrofizzazione stagionale, o di stress derivanti da situazioni
di tipo locale risolvibili con interventi mirati.
Il libro della Provincia di Roma, invece, è una raccolta di contributi,
scritti da specialisti, sui diversi aspetti della biologia delle aree umide
residuali del litorale romano: le comunità diatomiche, la fitosociologia
delle comunità vegetali, le specie floristiche rare, la vegetazione,
i macroinvertebrati, l’erpetofauna, le comunità ornitiche nidificanti,
nonché gli aspetti cartografici, l’analisi dei disturbi di origine
antropica, il sistema, il ruolo e l’attività delle agenzie ambientali
e l’inventario delle zone umide.
Due iniziative editoriali, uscite nello stesso anno, che forniscono un notevole
contributo alla conoscenza del bene “acqua”.
Il libro dell’ARPAC può essere richiesto all’Agenzia Regionale
Protezione Ambiente della Campania, via Vicinale S. Maria del Pianto, Centro
Polifunzionale, Torre 1, 80143 Napoli. info@arpacampania.it, www.arpacampania.it
Per il libro della Provincia di Roma scrivere al Dipartimento V, Servizio
1° Ambiente, Provincia di Roma, Via Tiburtina 691, 00159 Roma.
Maurizio Fraissinet
Gianluca Nardi e Vincenzo Vomero (a cura di), 2007 – Artropodi del Parco Nazionale del Vesuvio. Ricerche preliminari. MiPAAF – Corpo Forestale dello Stato. Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale. “Bosco della Fontana” di Verona. 492 pagine. Euro 13
Era la primavera del 2000 quando, in qualità di Presidente del Parco
Nazionale del Vesuvio, accompagnai un gruppo di esperti di fauna invertebrata
in giro per il Parco con un fuoristrada. Lo scopo era quello di fargli conoscere
le aree di maggiore interesse naturalistico. Essi erano componenti della squadra
tecnica che aveva vinto il bando di gara per la stesura del piano del Parco
Nazionale del Vesuvio. Ricordo che provavo dentro di me una certa emozione.
Sulla fauna invertebrata del Parco non si conosceva nulla o quasi, e se si
voleva andare a fondo nella bibliografia per trovare dei precedenti in alcuni
casi si doveva addirittura arrivare al Costa, un noto studioso del periodo
borbonico.
A distanza di 7 anni esce un corposo volume che riporta gli studi effettuati
sul materiale raccolto nei trappolaggi eseguiti tra il maggio e il dicembre
2000.
Vengono trattate 1229 specie, un numero che a giudizio dei curatori è
però destinato a salire e di molto considerando che il metodo e il
tempo utilizzati hanno permesso di ottenere informazioni comunque limitate.
Questo ovviamente non svilisce l’opera, scritta da diversi esperti italiani
e non a cui è stato chiesto di collaborare (sono 21 i contributi specialistici,
più 54 “Short notes”). Per molte specie la trattazione
è ampia e l’analisi molto approfondita. Sono emerse anche 3 specie
nuove per la scienza, 2 entità nuove per la fauna italiana, 5 specie
nuove per l’Italia continentale, 25 specie nuove per l’Italia
meridionale, 44 specie nuove per la Campania.
Un lavoro che rappresenta un punto di arrivo di una lunga ricerca, ma senza
dubbio anche il punto di partenza per continuare e sviluppare ulteriormente
le ricerche sulla fauna artropoda del complesso vulcanico del Somma –
Vesuvio e dei parchi più in generale.
Maurizio Fraissinet
Per saperne di più:
Ministero dello Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Corpo Forestale
dello Stato. Ufficio territoriale per la biodiversità di Verona. CNBF
– Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità
Forestale “Bosco Fontana”. Direzione Amministrazione Laboratori,
via C. Ederle, 16/A 37100 Verona. Email: utb.verona@corpoforestale.it
Danile Taffon, Fabrizio Giucca e Corrado Battisti, 2008 – Atlante degli uccelli nidificanti nel Parco regionale dell’Appia Antica. Gangemi Editore.
Continua la produzione di Atlanti ornitologici italiani, l’ultimo
che vede la luce sotto forma editoriale è dedicato questa volta a un
territorio particolare, quello del Parco regionale dell’Appia Antica
(3400 ettari), un luogo di eccellenza archeologica, paesaggistica e naturalistica.
Un territorio a forte vocazione ecotonale costituito infatti dai palazzi della
città, le aree agricole ad essi adiacenti, salvatesi per l’imposizione
del vincolo dell’area naturale protetta, pozze e corsi d’acqua,
superfici forestali. Il tutto porta alla presenza, tra certe, probabili e
possibili di 73 specie nidificanti, delle quali però solo 57 rinvenute
nel corso dell’indagine. Ciò è dovuto all’approccio
metodologico utilizzato: nelle 138 unità di rilevamento di 500 metri
di lato adottate è stato fissato un punto di ascolto al centro del
quadrante con un raggio di 200 metri. Tale ampiezza del raggio si giustifica
con la presenza nel Parco di molti ambienti aperti. Sono state registrate
quindi tutte le specie viste e ascoltate in tale raggio.
Il libro si presenta con una buona veste editoriale, ben illustrato e con
schede puntuali per ciascuna specie trattata. Sono presenti anche capitoli
dedicati all’analisi dei risultati ottenuti, e ad un’analisi ecologica
che si sofferma in particolare sulle comunità e sulle interazioni con
l’ambiente.
Fa riflettere il metodo utilizzato, scientificamente inappuntabile ma limitato
nel conseguimento dei risultati. E’ evidente che gli Autori intendevano
produrre una ricerca che, utilizzando un metodo scientifico rigoroso e standardizzato
per tutto il territorio, fornisse dati omogenei che si potessero quindi elaborare
per le analisi ecologiche.
Questo fatto, di per sé positivo e condivisibile, ha però sacrificato
la completezza del dato ornitologico, nel senso che l’Atlante non riporta
la distribuzione di specie, quali ad esempio gli Strigifromi, che pure sono
presenti nel Parco.
Un Atlante che fa riflettere, come dicevo prima, e fa pensare alla necessità
di avviare un dibattito sulla elaborazione di linee guida per la organizzazione
di atlanti ornitologici nel nostro paese, al fine di trovare, pur nella varietà
di approcci possibili, elementi comuni di base che consentano la comparabilità
tra un Atlante e l’altro. Un po’ come è già avvenuto
per le linee guida elaborate tempo fa per gli Atlanti ornitologici urbani
e che, nel tempo, stanno dando buoni risultati.
Un esempio può chiarire forse meglio questo aspetto. In un Atlante
ornitologico il Rondone va riportato nel quadrante con la definizione di categoria
possibile anche solo se osservato in volo? A mio giudizio no, considerando
le ottime capacità di volo della specie e il fatto che nidifica in
un quadrante solo se esistono le condizioni ambientali idonee (pareti rocciose,
o meglio ancora succedanee di queste). Lo stesso dicasi per altre specie.
Gli Autori dell’Atlante del Parco dell’Appia Antica, ad esempio,
hanno giustamente scartato le osservazioni di Gabbiani reali in attività
trofica nel Parco. Lo stesso andrebbe fatto per il Rondone. Da anni invito
i coordinatori ad adoperarsi in tal senso, altrimenti escono dati di difficile
interpretazione. E’ il caso dello stesso Atlante dell’Appia Antica
in cui la specie compare tra le prime 10 in quanto a copertura (con l’83,3%
dei quadranti occupati) ma con un solo quadrante di nidificazione certa, 0
di nidificazione probabile e 114 di nidificazione possibile.
In conclusione mi sento di ringraziare i coordinatori del lavoro perché
hanno arricchito l’ornitologia italiana di un nuovo, prezioso, atlante,
peraltro anche molto curato dal punto di vista editoriale, il che non guasta
mai, e hanno consentito al sottoscritto di porre l’attenzione su alcuni
aspetti di approccio metodologico che potrebbero essere ripresi da altri per
un dibattito ampio e articolato su questi temi.
Maurizio Fraissinet
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